provocatorio

L’esilio di George Clooney Signore e signori, posate i vostri avocado toast e prestate attenzione, perché stiamo assistendo a un dramma storico che fa apparire le Filippiche di Demostene come un battibecco su un gruppo WhatsApp di genitori.

George Clooney ha lasciato gli Stati Uniti.

Cloney in esilio

E no, non è la trama di Ocean’s 14: Fuga dal Fisco. È un vero e proprio esilio politico, una roba che non si vedeva dai tempi in cui i nobili fiorentini venivano cacciati dalla città e passavano il tempo a scrivere sonetti livorosi mangiando pane senza sale. Solo che George, al posto di scrivere l’Inferno, probabilmente sorseggia un Pinot Noir del 2015 in Provenza, guardando l’Atlantico con lo sguardo di chi ha appena visto il sequel non richiesto della democrazia americana.

​L’Ostracismo del Terzo Millennio ​Mentre il mondo si concentra sulle capsule di caffè, la sottotrama è degna di un thriller di spionaggio. Amal, una donna che probabilmente ha già riscritto il codice civile francese nel tempo di un volo transatlantico, è finita nel mirino della Casa Bianca. Per cosa? Per aver osato suggerire che il diritto internazionale si applichi a tutti, Netanyahu incluso.

​In risposta, l’amministrazione ha minacciato sanzioni: un ban che le impedirebbe di entrare negli USA. È il tocco di classe finale: se non puoi sconfiggere un avvocato per i diritti umani in tribunale, revocalegli il visto per il brunch a Manhattan. È la versione geopolitica del “non sei più invitata alla mia festa”.

​Il “Ciao Ciao” su Truth Social ​E come in ogni tragedia greca che si rispetti, non poteva mancare il coro. O meglio, il solista. Il “Re Sole” di Mar-a-Lago non ha perso tempo e ha esultato su Truth Social con la grazia di un lottatore di wrestling che ha appena vinto per abbandono dell’avversario.

​”Buone notizie! George e Amal, due dei peggiori analisti politici di sempre, sono diventati cittadini francesi. La Francia ha un problema orrendo di criminalità e immigrazione… Parigi è la benvenuta a tenerseli!”

​Leggere i post di Trump è come leggere un’epigrafe di Marziale, ma scritta con il caps lock bloccato e un eccesso di diet coke. Definire George un “attore mediocre” è il suo modo di dire “mi manchi, ma non so come scrivertelo senza sembrare un debole”.

​Il Truman Show Provenzale ​George ha risposto col suo solito stile, tra il sornione e il distaccato: “Sono d’accordo col Presidente, dobbiamo rendere l’America di nuovo grande. Cominceremo a novembre”. Una stoccata che brucia più di un caffè bruciato, appunto.

​Analizziamo i fatti con piglio storiografico:

​L’Esilio: George raccoglie le sue Nespresso e si rifugia nel sud della Francia. ​La Motivazione: Ufficialmente “privacy per i figli”. Ufficiosamente, evitare che Amal debba discutere di mandati d’arresto internazionali attraverso un vetro blindato alla frontiera. ​Il Risultato: Gli USA perdono il loro volto più elegante, e la Francia guadagna un cittadino che parla un francese terribile ma porta un’aura di charme che abbasserà l’età media del cinismo europeo. ​George non è fuggito, si è “ritirato strategicamente”. È il nostro moderno Cincinnato, che invece di tornare all’aratro, torna al torchio per l’uva. In fondo, ci insegna la lezione definitiva: se il tuo Paese ti mette all’indice, assicurati che il Paese dove scappi abbia almeno tre stelle Michelin ogni dieci abitanti.